Francesco Merenda. Foto di Alberto ScacchettiIn bianconero. Uno sguardo sul mondo, attraverso la lente ingannevole dell’immagine monocromatica.
Quattro passi in strada, per riaddensare il reale in pochi toni, per reinventare il potenziale dell’esistente, forza viva, che diviene nuova forza viva…

Nulla è come sembra,  e tutto è interpretazione raccolta e riannodata, ricostruzione immobile dello scorrere del tempo. Quel tempo che, compreso, si ricompone dentro una visione. Che diventa fotografia.

Fotografia, in bianconero.


Francesco Merenda. Foto di Enzo Truppo

Tentare di descrivere, con la fotografia. Vero, e insieme falso.
Falso perché in una fotografia, e in bianconero ancor di più, non può esistere il tempo del vero, privo di odori e suoni, di dolore, di presenza “del tutto”

Eppure inevitabilmente vero. Vero dell’espressione di uno stato dell’anima, di un sentire provato per un istante, o più facilmente stratificato incessantemente, nel lungo tempo. Un divenire che si rinnova a ogni minuto, ma che al tempo stesso è una cosa sola, percorso unico, espressione ultima dell’intero essere.

Ed è questa verità che mi ha fatto amare la fotografia, sin da un tempo ormai molto lontano. Effimera e implausibile, così come espressione autentica come più non si potrebbe, di qualche cosa che è inafferrabile eppure solido come la roccia. Quella materia dell’interiore, che rende speciale, definitivamente, ognuno di noi.

Le fotografie: Francesco Merenda. Di Alberto Scacchetti. Zagora, Maroc – di Enzo Truppo. Spaccanapoli, Napoli